Anche per il Financial Times i sistemi basati sulle valute parallele possono contribuire in modo sostanziale al superamento delle difficoltà economiche in area euro. In un recente articolo intitolato “The unbreakable, unsustainable eurozone“, l’editorialista del FT Wolfgang Münchau (voce autorevole del principale quotidiano economico-finanziario del Regno Unito e curatore di una rubrica settimanale su Ue ed economia europea) auspica in particolare per l’Italia l’adozione di sistemi valutari alternativi per superare i vincoli presenti nell’Eurozona, far crescere la domanda interna ed evitare le nefaste conseguenze di un debito pubblico fuori controllo. Ecco come l’autore conclude il suo testo:

“L’ovvia soluzione alla mancanza di sostenibilità dell’Italia nella zona euro sarebbe una ristrutturazione del debito. Ma i governi, le istituzioni, i sistemi bancari e i sistemi giuridici della zona euro non sono preparati (a questa eventualità, ndr). Più probabile, invece, è che valute parallele, titoli di debito non convenzionali o addirittura criptovalute offriranno opportunità per una sfumata via d’uscita non ufficiale. Si scoprirà che si può essere dentro e fuori dall’Eurozona allo stesso tempo”.

Münchau nell’articolo evidenzia come l’eurozona sia contraddistinta allo stesso tempo da due caratteristiche fondamentali, indistruttibilità (permanenti legami a lungo termine) e insostenibilità (impatti differenti su ciascuna delle economie costituenti), che non trovano evidenti problematicità a coesistere tra loro finché un andamento economico recessivo non ne rende manifesta la potenziale conflittualità di fondo.

Secondo l’editorialista del FT, l’Eurozona è sopravvissuta in larga parte durante gli anni della crisi grazie alle decisioni del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, che hanno ridato ossigeno al sistema bancario con limitata incidenza però sull’economia reale. La futura stabilità dell’Eurozona, continua quindi Münchau, dovrebbe invece richiedere una decisa azione di riforma degli strumenti finanziari, in particolare una completa unione dei mercati dei capitali e l’emissione di un comune titolo sovrano (eurobond).

L’eurobond però rappresenta un vero e proprio tabù per alcuni stati membri, in primis la Germania, e senza asset sicuri la zona euro continuerebbe a restare soggetta a crisi. Tra gli anelli deboli di questa catena vi è il mix “italiano”, formato da bassa crescita della produttività, alto deficit di bilancio e un ampio e crescente stock di debito pubblico – uno dei principali fattori di insostenibilità.

Non essendo allo stato percorribile la strada della ristrutturazione e della condivisione del debito, soluzioni “non convenzionali” basate su valute e titoli complementari rappresentano per Munchau un’alternativa praticabile e auspicabile, capaci di ridare liquidità all’economia italiana senza appesantirne il debito pubblico e trovare un modo per far coabitare insostenibilità e indistruttibilità nell’area euro.

Roberto Di Gennaro

 

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