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Sardex è un circuito economico integrato progettato per facilitare la relazione tra soggetti economici operanti in un territorio, e per fornire loro strumenti di pagamento e di credito complementari e paralleli. Una moneta complementare per rispondere alla crisi, promuovendo la ricchezza dei territori, riattivando i consumi e le produzioni locali e offrendo un supporto reale al rilancio dell’economia. Tra i suoi sostenitori ci sono l’Università di Yale, la Regione Lombardia, la Commissione Europea e dPixel, nostro partner per Ready to Impact.
Ad oggi sono più di 2000 le imprese che hanno aderito al circuito. Per ciascuna di esse Sardex rappresenta a tutti gli effetti un mercato complementare ed aggiuntivo, che non va a sostituirsi all’attuale mercato, ma piuttosto va a sommarsi ad esso, consentendo di ottimizzare le capacità produttive, di liberare preziosa liquidità e di usufruire di uno strumento di finanziamento e di marketing economico e innovativo.
Come funziona
Ad ogni impresa viene aperto un conto presso la camera di compensazione del Circuito. Il conto è denominato in una valuta interna: il Credito Commerciale Sardex, spendibile esclusivamente all’interno della rete. Ogni conto ha saldo iniziale pari a zero. Ad ogni azienda è accordata la possibilità di “andare in rosso”, entro determinati limiti, e attraverso questo “scoperto” può effettuare acquisti presso altri iscritti alla rete. Ad ogni acquisto sul conto dell’acquirente viene addebitato un ammontare pari al prezzo di vendita del bene/servizio acquistato. Viceversa sul conto del fornitore sarà accreditato lo stesso importo. Le aziende che evidenziano un saldo negativo potranno portare a pareggio il proprio saldo semplicemente effettuando vendite presso altre aziende aderenti al Circuito. Allo stesso modo, le aziende con saldo attivo, potranno monetizzare i Crediti Sardex accumulati facendo acquisti presso le altre imprese iscritte.
Partito dalla Sardegna, Sardex negli ultimi mesi si sta diffondendo anche nel resto dell’Italia. Oltre che in Lombardia, il modello è stato replicato anche in Piemonte (Piemex.net), in EmiliaRomagna (Liberex.net), in Lazio (Tibex.net), in Abruzzo (Abrex.net), in Molise (Samex.net) e nelle Marche (Marchex.net).
L’idea di evitare il pagamento in Euro ha convinto così tanto gli imprenditori al punto da pagare gli stipendi, o parte di questi, in Sardex. Più di 1200 dipendenti delle aziende del Circuito hanno chiesto di essere pagati in Sardex. Questo facilita di gran lunga le procedure per i pagamenti, soprattutto per le aziende in crisi. C’è chi addirittura ha chiesto un anticipo del Tfr in Sardex. Ad esempio, con 10000 Sardex si può avviare una ristrutturazione a casa. Il dipendente chiede un anticipo all’azienda e poi si impegna a restituire il credito a tasso zero nei mesi successivi. Pensate come sarebbe difficile fare tutto ciò con l’Euro e soprattutto con le banche. Insomma in Sardegna si vive anche senza Euro. La moneta imposta dall’Ue si usa per le spese ordinarie, per tutto il resto si usa Sardex. L’obiettivo per il 2015 è quello di arrivare a più di 3250 imprese e passare da i 30 milioni di transazioni del 2014 a 60 nel 2015.

tratto da makeacube.com

 

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