Durante il convegno promosso da Cesvol e Legacoop si è parlato delle vie di uscita possibili dalla crisi intesa come «palestra di resilienza»
tavolo-relatori-260x180 Perugia
La crisi economico-sociale, non intesa come declino ma come fragilità, che sta liberando risorse nuove e diverse sotto forma di cambiamento e trasformazione. La crisi che diventa palestra di addestramento alla resilienza, che ci costringe a costruire, ridefinire un diverso modello relazionale ed economico, di tipo circolare, in cui si supera lo schema della delega e tutti gli attori del territorio sono chiamati ad interagire sistematicamente nella individuazione e attuazione delle risposte ai bisogni. Si è parlato di questo alla Legacoop di Perugia nel convegno “Nuovi strumenti per una nuova economia: Circuiti di credito reciproco e Patti di collaborazione”, promosso da Cesvol Umbria, con il patrocinio di Arcs Legacoop Umbria, Aris formazione e ricerca e Fon.coop, LINK3C soc.coop.

Bernardoni Durante la giornata si è trattato un nuovo modo di ripensare l’economia locale: interconnessa, collaborativa, sostenuta dalla forza della comunità e dalla fiducia reciproca. Per Andrea Bernarconi Responsabile cooperazione Sociale Arcs di Legacoop «è un’occasione per far ragionare insieme il mondo della cooperazione, enti locali e il mondo del volontariato sugli strumenti che permettono ai singoli cittadini informa singola e associata di prendersi cura dei beni comuni, spazi urbani e rurali che in questo momento di crisi spesso sono abbandonati. La nostra idea è quella di valorizzare questi spazi, valorizzare le risorse residue presenti nella comunità coinvolgendo i cittadini. Il coinvolgimento può avvenire sia attraverso organizzazioni informali sia attraverso la costituzione di associazioni tra cittadini sia attraverso la costituzione di vere e proprio imprese, di cooperative di comunità in cui i cittadini insieme partendo dalla valorizzazione di beni comuni creano nuova economia,nuove opportunità di lavoro, cioè creano un nuovo modo di fare impresa».

Esperienze Hanno preso la parola le tante esperienze locali che vanno intrecciandosi all’insegna di logiche collaborative e inclusive, ed in particolare dei Circuiti di Credito Reciproco Commerciale, che consentono di scambiare beni e servizi utilizzando un’unità di conto equivalente all’euro, al fine di superare –almeno in parte- i problemi di liquidità causati dalla recessione economica, delle esperienze di Sardex.net e del progetto di LINK3C una start up innovativa che in Umbria ha scelto la forma cooperativa per realizzare il progetto UMBREX. «Un circuito di credito reciproco – ha detto Fabiola De Toffol Link 3c – è una comunità in cui le aziende si incontrano rivedendo le modalità di scambio economico e basandolo su una compensazione di debiti e crediti, in questa maniera si può non utilizzare l’euro, e dotarsi di liquidità per svolgerne in tranquillità altre. C’è bisogno di credito reciproco per riattivare la fiducia tra gli attori economici che vivono il territorio, e soprattutto può essere lo strumento di scambio sia per il mondo no profit che per le pubbliche amministrazioni».

Credito reciproco La testimonianza di economisti e giuristi di rilievo internazionale insieme ed imprenditori ed amministratori pubblici che, ciascuno per le sue specifiche competenze riflettono professionalmente ormai da anni sul tema, offrirà occasione per ragionare di come i circuiti di credito reciproco, potrebbero inserirsi nell’orizzonte dei Patti di collaborazione previsti dai nuovi regolamenti comunali di amministrazione condivisa dei beni comuni. Un modello affermato di economia complementare è quello di Sardex come ci spiega Carlo Mancosu. «E’ un circuito di credito commerciale, che conta ormai 2500 imprese che ha raggiunto un volume di transazioni pari a 30 milioni di euro, e dà alle imprese l’opportunità di finanziarsi reciprocamente attraverso la propria capacità produttiva inespressa. Il circuito è stato in grado di consolidare rapporti comunitari, rinsaldare i rapporti fiduciari tra le imprese e ha rimesso in moto dei processi, che per mancanza di liquidità e della stretta creditizia, si erano bloccati. Abbiamo replicato il progetto in altre 7 regioni oltre la Sardegna, in Umbria partirà a breve grazie alla cooperativa Link 3c Umbrex, e l’obiettivo e quello di mettere in rete le reti e creare un network di network che possano mettere a disposizione i surplus delle varie aree, valorizzarli e dare un contributo più ampio alla ripresa economica».

Moneta complementare «I sistemi di moneta complementare – spiega Luca Fantacci, Università Bocconi Milano – sono nati per lo più da iniziative spontanee dei cittadini delle imprese e di soggetti privati, è chiaro però che hanno spesso una dimensione pubblica un interesse collettivo,che può aver a che fare con lo sviluppo locale con la coesione territoriale e con la sostenibilità ambientale, quindi il coinvolgimento delle amministrazioni pubblico è inevitabile e quantomeno auspicabile per tutelare gli interessi collettivi coinvolti. Molte amministrazioni pubbliche si stanno interrogando, se e come debbano intervenire su questo fronte, ma l’aspetto più interessante per loro sarebbe quello di regolare e monitorare queste iniziative private così da rispondere a questi interessi collettivi e utilizzarli come forma nuova di welfare e offrire dei servizi in questo periodo di crisi economica e di carenza di risorse. Il credito reciproco è una forma di collaborazione che deve essere incoraggiata e risponde ad un principio di sussidiarietà di iniziative dal basso che possono trovare un punto di incontro con l’iniziativa politica da parte degli amministratori».

Le possibilità «Questi circuiti hanno la capacità di rimettere in circolazione il potere d’acquisto – afferma Stefano Lucarelli Università di Bergamo e Parigi – questo risolve sia i problemi di assenza di circolante e fa fluire parte di questo circolante alle associazioni no profit che risolvono dei bisogni collettivi sempre presenti, e quindi sono in grado di sostenere quella domanda interna che può rifar partire le economie locali. Un altro elemento rilevante è la partecipazione democratica, infatti vi è anche un ruolo delle associazioni no profit nelle decisioni che devono essere prese all’interno dei circuiti monetari locali, perchè si tratta di esperienze che vanno programmate di anno in anno proprio per cercare di mantenere la circolazione del potere d’acquisto stesso. Il grosso problema dei circuiti monetari locali è proprio quello di non poter più spendere i crediti che sono stati distribuiti e allora a questo punto i momenti di decisione democratica in cui queste associazioni prendono la parola diventano assolutamente rilevanti. Da una parte abbia la necessità di disegnare bene il circuiti monetario in se per se, ma dall’altra dobbiamo anche costruire le istituzioni in cui gli attori all’interno del circuito sono rappresentati e riescano a monitorare attentamente quello che sta accadendo»

tratto da: Umbria24.it

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *