di Open Campus Tiscali

Mitzas, il Festival del Cambiamento, si è appena concluso. Il Teatro Massimo di Cagliari ha ospitato politici, imprenditori, docenti e innovatori, in una due giorni di eventi, presentazioni, dibattiti ed incontri dai quali sono scaturiti moltissimi spunti di riflessione.
Abbiamo chiesto ad uno degli organizzatori, Carlo Mancosu diSardex, com’è andata questa prima edizione e quali sono i risultati ottenuti.

carlomitzas

Ciao Carlo, Mitzas è stato un successo. La percezione diffusa è stata davvero quella di un’onda di cambiamento. Perché avete deciso di organizzare questo evento?

In un periodo come questo di profonda trasformazione è necessario dare un messaggio positivo alle persone. L’innovazione può esseredistruptive, le persone possono sentirsi sopraffatte se subiscono i cambiamenti senza esserne protagoniste.
Avevamo bisogno di dimostrare che c’è una Sardegna che si sta muovendo, che sta cavalcando l’onda del cambiamento.
Quando si parla di cambiamento si pensa a Steve Jobs o Mark Zuckerberg, in realtà i fenomeni innovativi sono sempre più spesso il risultato di un’azione collettiva.
L’intelligenza collettiva e il crowdsourcing sono la vera rivoluzione, l’azione coordinata di tante piccole voci che partecipano alla costruzione di un obiettivo comune.
Per cambiare, è fondamentale mutare il proprio punto di vista, vedere la realtà da prospettive differenti. Non è possibile trovare soluzioni se non si cambiano gli schemi mentali.

C’erano moltissime persone, provenienti da ogni parte dell’Isola.
Siamo una regione di innovatori?

Viviamo una fase di grande fermento. Questo evento ha contribuito a ricostruire l’enorme reticolo di iniziative in atto in Sardegna e che forniscono un flash di quelli che saranno i modelli di sviluppo futuri della nostra Regione.
Esiste una sola strategia grazie alla quale sarà possibile incentivare lo sviluppo economico e la crescita dell’Isola, ed è quella della rete.
Non più sistemi gerarchici cristallizzati, ma un sistema di hub grazie al quale ogni nodo della rete mette a sistema e condivide il proprio valore contribuendo al processo evolutivo e alla soluzione dei problemi.
Il vecchio deve essere inglobato al nuovo.

Hai parlato di rete. Anche l’economia può avvalersi di questa strategia?

Certo, l’economia di rete rappresenta il futuro; può essere una valida alternativa ai sistemi economici attuali finalizzati essenzialmente al raggiungimento del profitto.
I sistemi di rete hanno tempi di abbrivio più lunghi, ma hanno il vantaggio di essere molto più duttili degli altri sistemi e sono in grado di assorbire impatti, urti e rivolgimenti.
In particolare in tempo di crisi.

Sinergie, condivisione di intenti, partecipazione collettiva.
C’erano anche le istituzioni a Mitzas e sembrava che foste tutti sulla stessa lunghezza l’onda. È così?

Torna la metafora dell’onda, io parlerei piuttosto di sorgente. Si tratta di un processo di coalescenza in cui le idee e le azioni individuali, simili a gocce su una superficie liscia, tendono ad unirsi una all’altra andando a formare via via delle gocce sempre più grandi fino a divenire, dapprima sorgenti e poi impetuosi torrenti destinati nella loro discesa a valle a modificare al loro passaggio il paesaggio attorno a loro.
Le istituzioni hanno dimostrato, già in altre occasioni, di voler partecipare attivamente al moto di cambiamento. Hanno palesato la necessità di rispondere alla crisi superando lo scollamento tra pubblico e privato seguendo il principio guida del Bene Comune.
Mitzas ha rafforzato i legami che già esistevano tra istituzioni, mondo accademico, imprese e cittadini.
Siamo pronti al cambiamento e siamo pronti a generarlo tutti insieme.

 

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