sharing

Finalmente abbiamo a disposizione i primi sondaggi sulla sharing economy e i risultati più interessanti riguardano la distribuzione territoriale: l’economia della collaborazione prevale al Sud e alle Isole.Non sorprende, allora, che una delle iniziative di maggiore successo sia nata in Sardegna: si chiama Sardex, un circuito di credito commerciale nato nel 2009, che oggi conta 2000 imprese della Regione che si scambiano beni e servizi per un valore – nel 2014 – di 36 milioni di euro. Un successo che sta facendo scuola: sono già nati altri sette circuiti in Italia e il modello ormai è noto.

C’è un aspetto meno conosciuto: il B2E, business to employee. Un programma attraverso cui i dipendenti delle aziende del circuito possono ricevere stipendio, benefit, Tfr in Sardex. I conti dipendenti aperti a giugno 2014 erano 982 e la proiezione è di 1500 a fine anno, per una spesa media per dipendente di 270 euro al mese.

Stefano Lai è un grande sostenitore di Sardex: è entrato nel circuito con il ristorante Eno e, in poco tempo, ha potuto toccare con mano i vantaggi per l’azienda. “Abbiamo visto aumentare i clienti, abbiamo ottenuto un fido per aprire una pizzeria, ma soprattutto Sardex dà una sensazione di positività perché è un incentivo a spendere, che è diverso da sprecare. Crea un ciclo economico: quando incassi devi spendere, perché Sardex non produce interesse. E’ una sorta di grande famiglia: se io lavoro e produco, anche gli altri lavorano e producono. Finalmente vediamo l’economia muoversi: in un momento di depressione, non solo economica ma anche psicologica, è altamente stimolante e motivante”

 Da qualche mese, il ristorante paga anche parte degli stipendi in Sardex. Sebastiana, che lavora nell’amministrazione, ha visto i vantaggi di Sardex per l’azienda, ed è felice di contribuire:“Ho ristrutturato casa, compro vestiti, faccio la spesa. Ora sto facendo entrare nel circuito anche l’asilo nido di mio figlio, così posso aumentare la mia quota di stipendio in Sardex. A me fa piacere perché acquistare in Sardex vuol dire incentivare un mercato locale soffocato, poi compri da persone con cui ha un rapporto di fiducia. L’altro giorno sono andata in un negozio e alla cassa mi sono accorta di aver dimenticato a casa la carta, il proprietario non ha nemmeno chiesto il mio nome, anche se non mi conosce sa che può fidarsi”.

 Vengono pagati in Sardex anche i dieci dipendenti di “Meglio Sardo”, il supermercato inaugurato il 4 agosto a Decimomannu dove il 70% delle merci a scaffale sono prodotte, confezionate e movimentate da aziende del circuito Sardex.

Michele Pirroni rifiuta ogni accusa di protezionismo: l’intenzione non è creare un mercato chiuso, ma valorizzare l’economia locale in modo che possa competere sul mercato globale. Il sogno è diventare una catena e aprire a Londra. “Lo stesso vale in altri settori: anziché preoccuparci per l’apertura di Ikea in Sardegna, dovremmo farne una nostra”.

di Ivana Pais

da CORRIERE DELLA SERA blog

 

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